La pompa pneumatica intermittente nella terapia di gestione del linfedema

Il linfedema è una malattia dalla quale non si può guarire. Esiste una terapia efficace per il trattamento di questa patologia, un mix di massaggi decongestionanti e bendaggi, ma il suo scopo è quello di ridurre l’edema e rendere più semplice e meno dolorosa la vita di coloro che sono affetti.

La ricerca medica è sempre all’opera, fondi permettendo, come anche gli specialisti del linfedema, che cercano e sperimentano sempre nuovi metodi per rendere più semplice convivere con la malattia e ricavare i massimi risultati dalle terapie in uso.
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Uno di queste innovazioni è l’introduzione di pompe a compressione pneumatica intermittente nella terapia decongestionante. Questi macchinari, che sono stati elaborati per scongiurare il rischio di trombosi cardiache, tramite dei guanti o delle fasce che ricordano quelle degli sfigmomanometri, creano pressione intorno all’arto interessato per un breve periodo di tempo, per poi allentarsi.

Combinando più camere d’aria, in modo da esercitare una pressione maggiore verso l’estremità periferica della zona interessata, la pompa permette di esercitare una pressione controllata e calibrata, che aiuta il riassorbimento della linfa con lo stesso principio del massaggio decongestionate. Questo tipo di pompa si chiama “tipo III” ed è di certo la più indicata per il trattamento del linfedema.

Tuttavia, non è l’unica tipologia oggi sul mercato: i modelli più datati, ma ancora validi per il loro scopo originario, infatti, non danno la possibilità di calibrare il gradiente di pressione delle singole camere d’aria, il che, in molti casi, porta ad esercitare troppa o troppo poca pressione.

Soprattutto l’eccessiva pressione risulta problematica, in quanto potrebbe avere come conseguenze sia il danneggiamento dei capillari linfatici più superficiali, sia l’accumulo di linfa in un’altra parte dell’arto, più vicina al torso, in quanto non erano previsti gli “strati” più alti per la copertura degli arti. Sembra giusto, dunque, chiedersi se sia davvero benefico questo trattamento. In sostanza, ci si può fidare di questa nuova terapia?

Tutto sommato, sembrerebbe di sì. Secondo il Limphedema Framework esistono solo determinate casistiche in cui questa terapia sarebbe da evitare: chi ha o ha avuto linfedema cronico non “pitting” (ovvero quando il riassorbimento di linfa è molto ridotto), trombosi venose sospette, embolie polmonari, tromboflebiti, infiammazioni acute della pelle (come ad esempio celluliti), problemi cardiaci gravi, edema polmonare, ischemia vascolari, metastasi alle aree edematose, edema all’inizio delle estremità, edema al tronco e severe neuropatie periferiche dovrebbero assolutamente evitare l’utilizzo delle pompe pneumatiche intermittenti.

L’autorevole ente, tuttavia, implicitamente suggerisce che, in mancanza di questi requisiti, un malato di linfedema potrebbe sottoporsi a questa terapia. Tuttavia, è da sottolineare che non esiste ancora un consenso generalizzato sulla frequenza dei momenti di pressione e sulla forza degli stessi: sebbene, infatti, una parte della letteratura medica proponga dei picchi da 25 a 60 mmHg, la mancanza di parametri precisi rende difficoltoso affidarsi totalmente a questa innovazione, sia come pazienti, sia come specialisti.
Sebbene sia, quindi, un probabile futuro sviluppo della terapia per il controllo del linfedema, al momento si consiglia cautela nel rivolgersi a questi nuovi mezzi.

Affidarsi alla terapia tradizionale, specialmente se si ha davanti uno specialista del linfedema che non conosciamo bene, potrà magari portare dei benefici minori, ma comporta senza dubbio