“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.”

Costituzione della Repubblica Italiana, art.32

La chirurgia per il trattamento del linfedema: riflessioni dell’esperto

Come per gli altri tipi di chirurgia, non è una cosa da intraprendere a cuor leggero: solo con una adeguata valutazione preoperatoria, anche con esami diagnostici adeguati, è possibile individuare il tipo di intervento più adatto e la finestra temporale ottimale.

Il Dott. Alberto Onorato, medico fisiatra esperto in linfologia, risponde a cinque domande che possono aiutarvi a risolvere alcuni dei dubbi più rilevanti riguardo la chirurgia dei linfatici.

1. Potrebbero verificarsi delle complicanze?

La chirurgia di ogni tipo espone sempre alla possibilità di complicanze. Per l’entità e il tipo di intervento eseguito sui linfedemi, le complicanze locali sono abitualmente trascurabili per numero ed entità. Sono documentati casi in cui vi è un peggioramento della circolazione linfatica. Un’adeguata selezione delle persone da operare permette di ridurre tale possibilità. Inoltre, l’esecuzione di uno studio linfoscintigrafico e soprattutto fluoroscopico con indocianina verde, permette di valutare preliminarmente la situazione circolatoria e l’indicazione all’intervento.

2. L'efficacia dell'intervento durerà nel tempo?

Al momento non abbiamo dati certi sulla durata dell’efficacia dell’intervento. La ripetizione dopo l’atto chirurgico dei suddetti esami (linfoscintigrafia, fluoroscopia) aiuta sicuramente a comprendere quale sarà l’effetto a lungo termine dell’operazione. In ogni caso, poiché non vi è il ripristino completo delle vie linfatiche, è prevedibile che, soprattutto in conseguenza di eventuali episodi infiammatori dei linfatici, vi possa essere nel tempo una perdita di efficacia. 

3. È necessario, comunque, continuare a curare la malattia con bendaggi e linfodrenaggio?

Per il motivo che non viene ricostruita/ripristinata la situazione anatomica preesistente, ma viene soltanto conferito un miglioramento funzionale, vi è abitualmente la necessità di continuare i trattamenti di linfodrenaggio e, nel caso vi sia ristagno visibile di linfa, anche trattamento elastocompressivo (bendaggi, guaine, tutori).

4. Se si decide di non operarsi, il linfedema, pur curandolo, è destinato a peggiorare nel tempo?

Molti linfedemi tendono a stabilizzarsi nel tempo, grazie a cure regolari (drenaggio linfatico manuale + bendaggio; elastocompressione con indumenti a maglia piatta), alla prevenzione delle infezioni (linfangiti, erisipele), al mantenimento di un peso corporeo normale. In altri casi vi è una progressione che è in rapporto con l’entità del disturbo circolatorio linfatico e con l’insorgenza di complicazioni (infiammazioni, ispessimenti cutanei).

Nelle forme di linfedema che dimostrano una scarsa risposta ai cosiddetti trattamenti conservativi (drenaggio linfatico manuale e compressione) è necessario valutare precocemente il ricorso alla chirurgia ricostruttiva.

5. Altre attenzioni da considerare

Vi sono diverse norme di igiene e profilassi, la cui osservanza permette di ridurre il rischio di un peggioramento del linfedema.

Queste sono riportate sul sito della nostra Associazione.

Se il vostro quesito non trova risposta, consultate un medico esperto in Linfologia o scrivete a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..