“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.”

Costituzione della Repubblica Italiana, art.32

Il linfedema toracico

Quando si pensa al linfedema, si è portati a pensare ad un pronunciato gonfiore di uno degli arti, sia esso superiore o posteriore. Mancando un organo di pompaggio, che compia un’azione simile al cuore ma all’interno del sistema linfatico, appare evidente l’intrinseca debolezza degli arti, la “periferia” dell’organismo, rispetto al tronco – che, per altro, beneficia più direttamente del costante movimento muscolare dovuto alla respirazione. Non di meno, il linfedema al tronco non è così raro come si possa pensare; secondo alcuni studi sembrerebbe che all’incirca nel 70 % dei casi questo tipo di linfedema si sviluppa dopo il trattamento del cancro al seno.

Perché, dunque, con una percentuale così alta relativa ad una delle più comuni cause di linfedema secondario, si parla così poco del linfedema al tronco? Purtroppo, spesso questo tipo di linfedema è difficile da diagnosticare; spesso, infatti, viene erroneamente riconosciuto come gonfiore post-operatorio, il quale può presentarsi dopo operazioni particolarmente invasive.

I sintomi, in effetti sono estremamente simili: un gonfiore asimmetrico di uno dei lati del tronco, che spesso può essere accompagnato da perdita di sensibilità, dolore, sensazione di formicolio, sensazione di calore. Tuttavia, se il gonfiore post-operatorio è un problema che si risolve con il tempo –durando solitamente all’incirca tre mesi, non lo stesso si può dire per il linfedema; se non trattato, il linfedema toracico può interessare un’area sempre maggiore, finanche a limitare la mobilità delle spalle.

È quindi estremamente importante tenere d’occhio la situazione nei primi mesi dall’intervento; se il gonfiore non da segni di riassorbirsi, ma rimane stabile o aumenta leggermente, è consigliabile contattare al più presto uno specialista del linfedema per una seconda diagnosi. Un importante indicatore della presenza del linfedema  sono i cambiamenti nell’aspetto del tessuto cutaneo, che può presentare segni di fibrosi, ma non sempre essa si presenta assieme al linfedema.

Come tutti per i tipi di linfedema, quello toracico è trattabile  con la terapia decongestionante e un regime di vita sano, con un forte accento sull’idratazione. Esistono anche particolari indumenti compressivi che coprono tutta l’area toracica, ma, a seconda della zona interessata, è possibile focalizzare la compressione in determinati punti. In questi casi, lo specialista del linfedema di fiducia potrà consigliarvi la più efficiente forma di compressione. Particolarmente importante è l’esercizio fisico. Se il moto è cruciale per tutte le forme di linfedema, l’attività aerobica, aumentando la frequenza della respirazione, è il miglior modo per far circolare la linfa, soprattutto nell’area toracica.