“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.”

Costituzione della Repubblica Italiana, art.32

Le conseguenze di un linfedema non trattato

Gestire una malattia, specialmente quando coinvolge numerosi sessioni di terapia, è un’attività stancante e, spesso, demoralizzante, soprattutto se non c’è la speranza di risolvere del tutto il problema.

Forse la più comune metafora di questo stato d'animo è la prigionia; il corpo stesso ci obbliga a seguire una precisa e pesante routine di giorno in giorno, di settimana in settimana. È, dunque, comprensibile che alcuni pazienti siano scontenti, persino restii a intraprendere il lungo, quotidiano percorso costituito dalla terapia decongestionante.

Rifiutare il trattamento medico è un diritto del paziente, ma è importante sottolineare che questa scelta comporta conseguenze molto, molto serie. Il linfedema, qualora non venga debitamente trattato e contenuto, può peggiorare sensibilmente.

Il cambiamento più evidente è certamente la dimensione del gonfiore; le proteine vengono accumulate sempre di più nei tessuti dove i vasi linfatici non riescono a riassorbire sufficientemente la linfa, causando il tipico edema. Ma questo non è certo l’unica conseguenza: in mancanza di trattamento, c’è una buona possibilità di sviluppare una fibrosi.

La fibrosi è un processo di cicatrizzazione che rende l’area interessata più rigida del normale. Invece del “pitting”, il tipico infossamento che una leggera pressione - come quella di un dito – provoca nella zone del gonfiore, l’arto colpito è estremamente rigido e solido, quasi duro al tatto. Tralasciando il disagio e la scomodità di questo sviluppo, la fibrosi danneggia ulteriormente i vasi linfatici limitrofi, aumentando ulteriormente il gonfiore. Il secondo stadio della malattia è spesso associato ad un’evidente fibrosi.

Quando anche la fibrosi viene ignorata o è particolarmente grave, può svilupparsi l’elefantiasi. Questa condizione non solo prevede un cronico gonfiore, ma la stessa pelle, strato dopo strato, si inspessisce diventando dura e secca.

La perdita di elasticità comporta anche una maggiore facilità di causarsi ferite di vario genere, con relativa maggiore esposizione a infezioni e linfenorrea. Infine, è cruciale ricordare che, qualora non sia per nulla trattato ed in uno stadio molto avanzato, il linfedema può portare allo sviluppo di tumori. Il linfoangiosarcoma è una forma di tumore maligno che si sviluppa nei tessuti molli; estremamente raro, si verifica soprattutto nei pochissimi casi in cui un linfedema cronico venga trattato insufficientemente o per nulla.

Quello appena delineato è, poco ma sicuro, il caso peggiore possibile; la moderna medicina diventa ogni giorno più precisa, ma il corpo di ognuno reagisce in maniera leggermente diversa alle medesime condizioni.

È, quindi, possibile che forme leggere di linfedema non peggiorino nel tempo se trascurate, o che certi pazienti abbiano una maggiore resistenza nello sviluppo di complicazioni, specie a seconda dell’entità del deficit al sistema linfatico.

La giusta domanda da farsi, in questo caso, è la seguente: vale la pena rischiare? Certamente l’idea di essere obbligati a proseguire con la terapia decongestionante per tutta la vita può essere avvilente, ma questo è pure, al momento, il modo migliore per convivere e contenere la malattia.

Con questo non si vuole certo sostenere che saltando una sessione o due di terapia sicuramente una delle pesanti conseguenze sopradescritte si verificheranno sicuramente: il nostro intento non è spaventare, ma richiamare l’attenzione sull’importanza di prendere sul serio il linfedema, anche nelle forme più lievi. Il duro lavoro che ogni giorno i pazienti affetti da linfedema ha, senza dubbio, dei considerevoli effetti sulla vita dei pazienti.

“Prevenire è meglio che curare” dice l’adagio, o, per meglio aderire al caso in questione, è meglio prevenire una fibrosi, che doverla faticosamente curare poi. Ogni sessione di terapia, ogni esercizio, ogni dieta è un piccolo sforzo che allontana queste spiacevoli complicazioni e rende il vivere quotidiano il più "normale" possibile.

Con questa prospettiva in mente, è, forse, più facile apprezzare tutti i sacrifici, grandi o piccoli, che chi convive con il linfedema è capace di fare per il proprio benessere: una forza d'animo che deve essere motivo d'orgoglio.